Ekleipsi: i cd di giugno
Questo mese, da Ekleipsi:
Laho - The other side
Industrial
.
.
.

P67k - Retrospective
Dark Ambient
recensioni, interviste, articoli, reportage, nuove uscite
Questo mese, da Ekleipsi:
Laho - The other side
Industrial
.
.
.

P67k - Retrospective
Dark Ambient
![]() |
Se Floria Sigismondi per sono creature vagamente umane, per Chris Cunningham il miscuglio è tra arte e robotica, per Michel Gondry la realtà è sogno, favole ed un vortice di immagini riflesse. Preparatevi a scoprire l’immaginario e la produzione di questo viaggiatore onirico francese.
Michel Gondry nasce a Versailles nel 1963 già inserito in un background fortemente influenzato dal mondo della musica. Il nonno ha un negozio di organi elettrici che gli rende molto bene. Una volta scomparso il nonno la l’attività passa al padre che ne pregiudica la redditività dimostrandosi troppo liberale nei confronti di alcuni musicisti suoi clienti incapaci di pagargli gli strumenti.
E’ proprio il padre che inizia il figlio alla musica regalandogli una batteria poco prima del fallimento del negozio di strumenti musicali. E’ così che una volta trasferitosi a Parigi per frequentare il liceo artistico che Michel assieme al fratello Twist ed a Etienne Charry fonda una punk-rock band gli Oui Oui, tremendamente francesi e vintage, di cui firmerà al regia dei primi video.
E’ grazie a questi primi lavori che Bjork nota i lavori di Gondry e si entusiasma per la loro eccentricità. Nel 1993 la cantante islandese commissiona all’esordiente video maker il video di Human Behaviour. Per questa canzone Michel si inspira alla favola il Riccio nella Nebbia (Yuri Norstein), fondendo la sua naturale attitudine da canta storie all’espressività astratta di Bjork. Il risultato è un successo che fa guadagnare al video un MTV Award come Breakthrough Video, proiettando Gondry nel panorama internazionale e suggellando il sodalizio artistico-musicale con Bjork.
Seguiranno a Human Behaviour altri fortunati clip come:Army of Me, Isobel, Barchelorette, Joga, Hyperballad e Declare Indipendence.
La collaborazione con Bjork lancerà di li a poco Michel in un ambito lavorativo decisamente differente ma nel quale comunque la potenza del messaggio è legata all’incisività di pochi secondi di riprese. Sto parlando del mondo della pubblicità in cui l’artista firmerà la regia di alcuni spot della Levi’s, Smirnoff e Polaroid.
Se con Bjork Gondry aveva avuto modo di esprimere la sua naturale capacità di rappresentare magia, mistero ed atmosfere surreali è con la band più importante della storia del rock, i Rolling Stones, che ha la possibilità di concretizzare la passione delle immagini 3D e di sperimentare nuove tecniche di morphing. Durante questo video, in cui ad un party molto glam si aggiungono i membri degli Stones e l’attrice Patricia Arquette, Gondry si aggirava scattando a ripetizione polaroid ai presenti. Queste immagini, lavorate al computer in post produzione, e successivamente concatenate tra loro hanno creato un effetto in cui i corpi delle persone risultano ipnoticamente deformati su uno sfondo che rimane magicamente inalterato.
Altro pallino dell’artista è il mondo onirico ed il continuo passaggio tra quest’ultimo ed il mondo reale. Ne sono esempi il video di Let Forever Be dei Chemical Brothers, in cui la protagonista del video rimane imprigionata nel mondo dei sogni in cui è diventata una ballerina, ed Everlong dei Foo Fighters in cui ragazzo e ragazza contemporaneamente addormentati stanno facendo sogni in cui le loro vicende si intrecciano.
Infine l’ultima peculiarità di Gondry è l’amore per le successioni di immagini a volte ossessive e caleidoscopiche. Ne sono esempi l’appena citata Let forever be, in cui la ripetizione della figura della ballerina tradisce un certo gusto per gli anni 80, The Hardest Button To But dei White Stripes, in cui ad ogni accordo di chitarra o colpo di cassa compaiono nuovi amplificatori o batterie creando così un certo eco visivo. Per il duo di Detroit Goudry realizzerà anche i video di Dead Leaves and The Dirty Ground e Fell in love with a girl.
Più elaborato e costoso di questi clip “in loop” è Come into my world di Kylie Minogue. Girato a Parigi nel quartiere Boulogne, Kylie esce per strada, cammina incrocia persone ed assiste a scene di vita quotidiana. Sempre seguita dalla macchina da presa, grazie all’utilizzo del motion control e percorre la sua passeggiata per ben quattro volte ed ogni volta che incontra un suo doppio.
Ma l’esempio più eccezionale è sicuramente il video di Around The World dei Daft Punk di cui c’è un sacco da dire. La cosa più curiosa di questo video è che può essere considerato un affare di famiglia: Michel alla regia, Florance Fontane, sua moglie, per la realizzazione dei costumi e Twist suo fratello per la realizzazione per i fondali luminosi. Il questo video sono le coreografie a farla da padrone, con una strana raccolta di personaggi ognuno a rappresentare uno strumento musicale utilizzato nella canzone: gli atleti il basso, gli scheletri per la chitarra, il sintetizzatore affidato alle mummie, vocoder e batteria elettronica rappresentate rispettivamente da robot e mummie.

E’ nel 2001 che il passaggio tra video clip e cinema si fa naturale per Gondry che firma il suo primo lungometraggio Human Nature, sceneggiatura di Charlie Kaufman e protagonista Patricia Arquette. Gondry e Kaufman (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee e Confessioni di una mente pericolosa), si rincontreranno nel 2005 per la realizzazione di The Eternal Sunshine Of A Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) con Jim Carrey e Kate Winslet, che si aggiudica un Oscar come miglior sceneggiatura ed è un successo internazionale di pubblico e critica. Il titolo italiano del film è un esempio lampante di come una traduzione poco accorta possa dare un’immagine totalmente distorta di quella che sarà la trama della pellicola. The Eternal Sunshine of A Spotless Mind è infatti un verso del poema Eloisa to Abelard (1717) del poeta Alexander Pope significa “Infinita letizia della mente candida! “ ed avrebbe rappresentato alla perfezione l’atmosfera visionaria ed altamente psicologica che permea l’intero film. Seguono il film-concert “Dave Lachapelle Block Party”, in cui Chapelle interpreta se stesso sottolineando i suoi aspetti di artista e comico, ed il terzo lungometraggio “The Art Of Sleep”(L’arte del sogno) con Gael García Bernal e Charlotte Gainsbourg. Con questo lavoro Michel gioca in casa, niente di più facile che muoversi nel territorio onirico: il protagonista Stephane (Gael García Bernal) è un ragazzo perennemente sospeso tra il mondo dei sogni e quello della realtà risultando incapace di scindere questi due emisferi. Nel 2008 vede la luce un quarto film dal titolo “Be kind rewind”, con Jack Black, Mos Def, Danny Glover e Mia Farrow.
Ma è nel 2007 che Gondry diventa il vero protagonista, grazie alla HP che gli dedica lo spot “Eternal Dreamer” in cui si ha la possibilità di scoprire l’intero universo artistico dell’eterno sognatore, in cui si presenta come videomaker, come musicista e perché no anche semplicemente come padre.
nugæ
rivista letteraria trimestrale
Anno V - n.19 (Ottobre/Dicembre 2008)
Invito alla realizzazione del 3° numero monografico
dal titolo:
“Howard Phillips Lovecraft
e la letteratura dell’orrore”

Quando si parla di horror, chissà perché, la nostra mente si dirige quasi automaticamente verso le immagini dell’ultimo film di genere visto al cinema o in qualche vecchio vhs “grondante sangue” che occhieggia dai nostri scaffali. Niente di più superficiale. Le invenzioni splatter e slasher dei vari registi che si sono cimentati nell’impresa di “metterci paura”, a volte con estrema maestria, altre volte scadendo nel ridicolo, in realtà affondano le proprie radici in un genere letterario il cui primo obiettivo non è stato certamente quello di stupire a tutti i costi o di impaurire il pubblico con effetti speciali di matrice hollywoodiana. La letteratura dell’orrore è stata ed è soprattutto una via fantasiosa e a volte grottesca per indagare tra le pieghe più scomode dell’Io e per risalire ai moventi più inconfessabili appartenenti al cosiddetto immaginario collettivo, facendo leva sull’utilizzo della suspence e sulla scoperta di orribili verità perse nel tempo. Letteratura dell’orrore significa: esplorare l’animo umano attraverso, appunto, l’orrore e la paura; assistere all’invasione dei sogni (o incubi) in ciò che definiamo realtà; scoprire mondi sotterranei abitati da un terrore antico; convivere con l’ignoto esistente dentro e fuori di noi; assaporare un’angoscia causata da minacce a volte sconosciute; usare il macabro per purificarsi dall’ovvio; inoltrarsi in dimensioni arcaiche e orrorifiche attraverso le botole della quotidianità; trasformare i penetranti dubbi della vita moderna in visioni sinistre e raccapriccianti. La letteratura dell’orrore, dunque, svolge la stessa funzione della letteratura “tradizionale” ovvero descrive le profondità della natura umana utilizzando, però, strumenti inconsueti e surreali. I “buoni” e gli “eroi” non trovano spazio sui fogli scritti di questo genere narrativo; le vittime - perché tali sono i protagonisti di queste strane storie - nella migliore delle ipotesi scoprono l’agghiacciante ma illuminante verità un attimo prima di perire. Storie apparentemente senza speranza, ma in un certo qual modo salvifiche e veritiere proprio grazie a quella crudezza d’immagini che non ci permette di mentire.
Uno degli autori più importanti del genere fantastico/horror è stato, senza alcun dubbio, lo statunitense Howard Phillips Lovecraft: scrittore prolifico e inquieto vissuto tra il XIX e il XX secolo. Leggendo la biografia di Lovecraft si comprende in maniera lampante come e perché la principale fonte d’ispirazione, da cui ha tratto le fobie e gli incubi da lui descritti, sia stata la sua stessa esistenza. Lovecraft scriveva per fuggire dalla vita! Avvertiva la necessità di abbandonare una realtà avversa e per questo si serviva della sua sterminata fantasia per creare nuovi mondi.
Lovecraft fu grandioso e inarrivabile perché non scriveva per noi, il suo pubblico, non si piegava davanti alle esigenze commerciali, non scriveva per soldi ma lo faceva per se stesso e per sconfiggere l’orrore della sua vita reale.
La Redazione della rivista “Nugae”, pertanto, è lieta di lanciare il tema del suo prossimo - il terzo - numero monografico intitolato “H.P.Lovecraft e la letteratura dell’orrore” e invita tutti i narratori e i saggisti, eventualmente interessati a partecipare alla stesura del numero, a inviare i propri scritti entro e non oltre il 30 settembre 2008. Non si tratta, come qualcuno ha travisato durante la realizzazione del n.16 dedicato a Tolkien, di un “concorso” o di un “premio”: non si vince niente! L’unica, e speriamo non magra, consolazione è rappresentata dall’occasione di far parte, anche solo per un numero, di una “redazione allargata” e tesa al raggiungimento di un unico obiettivo editoriale. Il collante dovrebbe essere rappresentato dalla comune passione per la tematica proposta.
Non vi obblighiamo a soffermare la vostra attenzione solo ed esclusivamente sulla vita e le opere del “Solitario di Providence” ma, come è già successo con la monografia dedicata a J.R.R.Tolkien e alla letteratura fantasy, il numero 19 di “Nugae” vuole rappresentare un’ennesima occasione per scandagliare in lungo e in largo questo particolare genere letterario, partendo dal maestro dei maestri, Edgar Allan Poe, fino ad arrivare a Robert Bloch, Clive Barker, Anne Rice, John Campbell, Stephen King, Richard Matheson, Joe Lansdale, Dan Simmons (solo per citarne alcuni), passando per gli italiani Valerio Evangelisti, Eraldo Baldini, Gianfranco Nerozzi.
Senza dimenticare le innumerevoli ramificazioni e sfumature che, originando dall’horror puro, alimentano la pluralità di un genere già di per sé variegato: ci riferiamo all’horror gotico, all’horror gothic dark, al techno-horror, al medical-horror, allo sci-fi horror (fantascienza con venature horror), allo psycho-horror, al thriller-horror, al sexy-horror, all’animal-horror, al mythological horror, al dark-horror, all’horror-punk-dark, al medieval-horror, all’esoteric-horror, al paranormal-horror. fino quasi a sfiorare (senza entrarvi, sennò usciamo fuori tema!) il più macabro e surrealista noir. Tutti “figli” più o meno legittimi di Poe e Lovecraft.
Insomma: di carne sanguinolenta da mettere sul fuoco, ce n’è a iosa!
presso NAVEL http://www.navel.fvg.it a Cividale del Friuli (UD), Piazza Foro Giulio Cesare n. 13
SEIJIRO MURAYAMA

Seijiro Murayama medita sui fenomeni sonori di azione-reazione, legato-slegato, sui suoni fantasma delle risonanze. Ma la sua attitudine è fisica. La sua musica un continuum, in genere minimale, ma non sempre è così, questo dipende dall’ascolto: ’sono solo un medium’. Nella performance/concerto con Renato Rinaldi, Murayama suona il rullante, un piatto, piccoli oggetti. E canta.
Nato nel 1957 a Nagasaki, Giappone, Seijiro Murayama lavora come percussionista improvvisatore dal 1982. In particolare ha suonato con Fred Frith, Tom Cora, KKNull e Keiji Haino. Dal 1999 lavora in Francia non soltanto in ambiti puramenti musicali ma anche per progetti pluridisciplinari. Attualmente suona in solo (soltanto un rullante), in duo con Jean-Luc uionnet (sax alto), Eric Cordier (ghironda), Stéphane Rive (sax soprano), Didier Aschour (chitarra) e in trio con Thierry Madiot (trombone), Pascal Battus (chitarra), Michael Northam. Collabora anche con Jean-Luc Nancy (filosofo) e Olivier Gallon (video-maker) per la performance ‘Vénus et le joueur d’orgue’ commissionata dal Musée d’Art Modern et Conteporaine di Strasburgo, con Pascal Criton per un progetto di composizione di musica dei gesti d anche con Catherine Diverrès per il progetto coreografico ‘Blowin’n the wind’.
http://www.kknull.com/anp_e_murayama.html
RENATO RINALDI

Renato Rinaldi in campo strettamente musicale si interessa alla libera improvvisazione e alla composizione, con particolare attenzione al rapporto suono/ambiente, particolarmente significativi in questo campo i progetti TILIMENT e ORELEDIVERI. Lavora stabilmente con Alessandro Bosetti e Giuseppe Ielasi, e ha collaborato con Bruno De Franceschi, Filippo Monico, Domenico Sciajno, Fabrizio Spera, Axel Dorner, Ulrich Phillip, Michel Doneda, Mark Wastell, Rhodri Davis e Gino Robair. Il suo ultimo lavoro “Hoarse Frenzy” è uscito per la label statunitense Last Visible Dog (http://www.lastvisibledog.com).
http://www.sinewaves.it/rinaldi.htm
Video live di Renato Rinaldi al NAVEL per la rassegna ZADNJA CONFINE - ULTIMO BORDER - LAST MEJA
http://video.google.it/videoplay?docid=-1940174619626046241&pr=goog-sl
+ hybrida dj set
ingresso libero
C’è qualcosa di vagamente morboso nell’adolescenza, nella malleabilità di un corpo che va formandosi poco a poco.
Sembianze in divenire per giovani mutanti, persi e sparsi nel punto di non ritorno, a procacciarsi generi e ruoli sociali.
Del resto il signor Freud l’aveva detto, qualunque artista per mantenersi tale deve conservare una condizione di eterna pubertà, rarissima dote da salvaguardare con il gioco. Gioco inteso nella sua accezione più vasta, come psicodinamismo attivo, dove la mente è attenta e intenta all’esplorazione del sé, vagliando modelli diversificati.
L’esplorazione è tuttavia un processo difficile, talvolta incontrollabile e inaccettabile, dal quale gli adolescenti il più delle volte non escono vincenti.
Ci paiono goffi e intimiditi, o nascosti dietro fragili maschere di sicurezza sempre lì per sgretolarsi.
Sta proprio qui la fascinazione che esercitano, spesso inconsapevolmente, quella sensazione di intima precarietà, di disagio che riempie gli sguardi di aria e li rende gonfi, impacciati. Irrimediabilmente quasi adatti. Sarà per questo che da sempre l’adolescente è stato al centro dell’interesse degli artisti, in particolare quando parliamo di fotografia.
Hellen Van Meene è una pseudo adolescente olandese (classe 1972), formatsi all’ Accademia di Amsterdam e vincitrice del prestigioso Charlotte Kohler Prize per la fotografia. Le sue immagini raffigurano adolescenti disarmoniche, incappucciate nei giacconi, con la testa sospesa sul lavandino, incastrate tra i cuscini di un divano o abbandonate nell’atto di asciugarsi i capelli in un bagno pubblico.
Fanciulle in fiore languide ed esangui, botticelliane addirittura per il pallore e le pose lascive ma in un’ottica disturbata dal crudo realismo.
La luce è carica, piena. I colori sono densi, accesi, mai violenti.
Lo strumento fotografico sa essere spietato ed Hellen ne è consapevole quando usa e abusa gli stereotipi della ritrattistica classica per mettere in evidenza le contraddizioni delle Alici teenager degli Anni Novanta : volti romantici e pose iconografiche a mostrare nudità e sensualità appena accennate distrutte subito dalla durezza dei volti, dalla mascolinità, dalla austerità impietrita dello sguardo.
Contrasti continui fra i corpi ancora infantili e le pose adulte da femme fatali malriuscite perché le forme sono talmente inadeguate che nemmeno gli abiti riescono a contenerle, a renderle più umane, a nascondere la mostruosità del fisico che cambia in maniera incontrollabile.
Non finte educande sexy ma ragazze disangelicate, abbruttite dalla stessa fotografia , capace di cogliere dettagli decadenti che disturbano subito l’occhio.
In questo modo la Van Meene destruttura le forme tipiche di bellezza e le rovescia abilmente producendo canoni di un estetismo completamente nuovo, inusuale.
Sito Ufficiale: www.hellenvanmeene.com
Questo mese, la netlabel Ekleipsi pubblica, per l’ascolto ed il download gratuito:
Milkrun - Bit
Style: Experimental/ Industrial/ Ambient
Link: http://www.archive.org/details/ekleipsi38
From: Australia
-
-
-
-
-
Divine Holocaust - Silk Sour Side
Style: CyberPunk
Link: http://www.archive.org/details/ekleipsi39
From: Italy
-
-
-
-
-
S. Buchholz - Champaign and cherries
Style: Electro / Ambient / Industrial
Link: http://www.archive.org/details/ekleipsi40
From: Germany
-
-
-
-
-
________________________
Tutte le nostre release sono disponibili per l’ascolto e il download su www.ekleipsi.com

presso FESTINTENDA www.festintenda.it a Chiasiellis, Mortegliano
Hybrida presenta
dalle ore 20 AliGBooom Funk Out!!! - dj set
ore 22
OLD TIME RELIJUN (U.S.A.)
Apocalittici, isterici, pagani, selvaggi, primitivi, malefici e bastardi …questo sono gli Old Time Reljiun. Non a caso vengono spesso accostati a Captain Beefheart come a Nick Cave, ai Contorsions come a Jon Spencer. Un gruppo fondamentale, di culto, privo di compromessi, coerente oltre ogni limite guidato da Arrington De Dionyso una delle figure più inquietanti della musica contemporanea degli ultimi quarant’anni.
Gli Old Time Reljiun tornano in Italia a presentare il loro nuovo disco “Catharsis in crisis” osannato dalla critica come uno dei più intensi del 2007: non un disco da ascoltare davanti a un caminetto acceso, perché è un sabba infernale aggiornato al nuovo millennio.
“La nostra musica viene dal profondo ed è pura energia! Potete ballare! Ascoltare e vedere nuovi colori!” Arrington de Dionyso
www.myspace.com/theoldtimerelijun
+ ALMANDINO QUITE DELUXE pussy garage blues
www.myspace.com/almandinoquitedeluxe
www.almandino.com
+ NO NAMES rock
ingresso 5 euro
presso FESTINTENDA www.festintenda.it a Chiasiellis, Mortegliano
Hybrida presenta

venerdì 2 maggio
dalle ore 20 Rock’n'roll Sputnik: Dj Ramon vs Dr. Gonzo - dj set
ore 22
SPECTRUM (AKA SONIC BOOM degli SPACEMEN 3) UK
Spectrum è la storia del rock neopsichedelico inglese: il progetto nasce dallo scioglimento degli indimenticati Spacemen 3, gruppo attivo dal 1982 al 1990 che più di tutti ha ridefinito il concetto di “psichedelia”, coniugando l’aggressività rock di Stooges e MC5 con il minimalismo di Terry Riley. Gli album “Sound Of Confusion”, “The Perfect Prescription” e “Playing With Fire” sono pietre miliari del rock degli ultimi vent’anni. Pete “Sonic Boom” Kember presenterà i brani del nuovo album “Indian Giver”, nato dalla collaborazione con Jim Dickinson (mitico produttore di, tra gli altri, Ry Cooder, Bob Dylan, Rolling Stones, Aretha Franklin, Big Star e Cramps), brani dall’album in lavorazione “On the Wings of Mercury” e pezzi del repertorio degli Spacemen 3. Un appuntamento assolutamente imperdibile e di culto!
www.sonic-boom.info
www.myspace.com/spectrumofficialpage
www.myspace.com/sonicboom
+ BE INVISIBLE NOW ! kosmische musik
www.myspace.com/beinvisiblenow
www.beinvisiblenow.net
+ STEVE NARDINI electro live set
www.stevenardini.com
ingresso 5 euro
![]() |
Al di la del nome non propriamente originale, dietro a darklighart si nasconde una doppia realtà decisamente interessante.
Principalmente si tratta di una galleria d’arte a Springfield, ricca di eventi e che dedica ogni mese i suoi spazi ad un feautured artist. Nella sua versione web invece darklight diventa showcase on line per artisti più o meno conosciuti, store per le loro creazioni ed offre servizi e risorse dedicate alla valorizzazione degli aspetti più alternativi e non convenzionali di arte e fotografia.
Da visitare
Nel 2005 la clamorosa notizia: fuori Perry Bamonte e Roger O’Donnel, dentro per la terza volta Porl Thompson. Niente più tastiere, tutte le canzoni vengono eseguite con sole chitarre.
Da sempre caratterizzati da una certa durata, in questo tour Robert Smith E’ riuscito a garantire concerti da oltre tre ore a sera, venendo eguagliato probabilmente solo da Springsteen.
Il tour doveva presentare un nuovo album, purtroppo non terminato per tempo, portando così la band ad eseguire scalette in cui si attingeva da ogni periodo.
29.02 @ Palalottomatica - Roma
Il 4 Tour 2007/08, partito alla fine dell’anno scorso da Asia e Messico, tocca finalmente l’Italia il 29 febbraio al Palalottomatica di Roma.
E’ con le campane di Plainsong che la band sale sul palco, per poi proseguire con una Prayers for the rain intensa e potente. C’e’ molto da Disintegration, vengono infatti eseguite Lullaby, Lovesong, una strepitosa Pictures of You (finalmente rivelocizzata) e la title track.
Rispetto agli ultimi tour, c’è un deciso ritorno dei singoli alternati ai brani più “difficili”. E’ così che si alternano canzoni romantiche e tristi come To Wish Impossibile Things a singoloni storici come The Walk, Just Like Heaven e Inbetween Days. Ma a questi Cure piace “darci” e la scaletta è fortemente indirizzata verso i brani più intensamente chitarristici. Nella parte finale del main set arrivano in successione Us or Them, Never Enough, Wrong Number, One Hundred Years e Disintegration. Segue a questa mezz’ora decisamente intensa, il minimalismo melanconico di At Night, prima canzone del primo encore, che giunge a far riprendere fiato un po’ a tutti. Sempre da Seventeen Seconds seguono poi M, Play for Today (la cui parte di tastiera è ormai tradizionalmente urlata dal pubblico) e A Forest, accolta sempre con un’ovazione.
Arriva poi il pop ancore, che fa aprire le danze. The Lovecats, Let’s go to bed, Close to Me, Why can’t I be you, sfilano una dietro l’altra con un Robert Smith che abbandona la chitarra e passeggia per il palco, lasciandosi andare come non lo si vedeva fare da anni. E’ decisamente di buon umore, parla e scherza spesso con il pubblico, cosa non usuale per lui.
La parte conclusiva del concerto è caratterizzata dall’old school encore, con solo brani del primissimo periodo, quando i Cure erano solo tre ragazzi immaginari. Boys don’t cry, Jumping someone else’s train (per la prima volta live dal 1980!) che continua in Grinding Halt, 10.15 Saturday Night e finalmente Killing An Arab (ribattezzata Killing Another per ovvi motivi), violentissima e velocissima. E’ un finale trionfante.
Unico neo di questa data romana l’acustica, davvero pessima.
02.03 @ Palasharp - Milano
A Milano al Palasharp viene presentata una scaletta simile, ma con le graditissime aggiunte di Kyoto Song, Catch e The Baby Screams. L’acustica questa volta è ottima e la band particolarmente concentrata, forse meno di buon umore rispetto a Roma ma probabilmente si tratta solo di stanchezza.
Anche in questa occasione sono altre 3 ore e 15 di live, e complessivamente è un altro successo.
Il momento migliore del concerto è probabilmente la doppietta da Kiss Me Kiss Me Kiss Me, con un’ipnotica If Only Tonight We Could Sleep e una devastante The Kiss.
La scaletta allungata richiede purtroppo l’accorciamento dell’old school encore ma Killing An Arab è¨ ancora più violenta che a Roma.
![]() |
20.03 @ Wembley Arena - Londra
Eccoci quindi il 20 marzo alla Wembley Arena di Londra, data finale del tour europeo. Chi sperava in sorprese o variazioni significative rispetto alle scalette italiane rimane però deluso. Ad ogni modo l’acustica ottima della Wembley Arena e la performance perfetta della band non deludono. L’old school encore è finalmente suonato nella sua interezza, rispetto a Roma vengono aggiunte Three Imaginary Boys e Fire in Cairo.
Tre ore e mezza di concerto e malgrado il pubblico inglese sia proverbialmente freddino è l’ennesimo trionfo.
La voce di Robert Smith è sconcertante. Non solo canta ancora ogni sera per più di tre ore senza un cedimento ma addirittura il timbro vocale sembra ringiovanito e la potenza aumentata. La band palesemente non si è mai divertita così tanto a suonare live.
Un discorso a parte meritano le tre canzoni nuove presentate ogni sera: The Only One (conosciuta anche come Please Project) è pop romantico e sognante, che ricorda molto certe cose di Wish; A Boy I Never Knew è una ballata acustica in cui Robert si immagina il figlio mai avuto; infine Freak Show, brano breve che si insinua nel filone pop-funky dei Cure e per questo regolarmente eseguito nel pop encore.
Personalmente sono rimasto un po’ perplesso da questi nuovi brani, che pur essendo apprezzabili, troppo si rifanno ad idee già abbondantemente sfruttate in passato dalla band. Carini ma non eccezionali, quindi. L’album nuovo apparentemente conterrà comunque 26 brani, qualche track più interessante e coraggiosa è pertanto lecito aspettarsela.
Un’ultima considerazione sul pubblico sia italiano che inglese. Purtroppo rispetto ai tour passati si nota un aumento preoccupante di persone che assistono immobili e semi annoiate alle canzoni più difficili e intense per ritornare alla vita ed all’entusiasmo solo coi brani più classici e conosciuti. I singoli, in altre parole. Dispiace perchè la band non lo merita.